Per sviluppare la propria capacità di problem solving è necessario allenarsi. Bisogna in qualche modo trovarsi nella condizione di affrontare un problema o una difficolta per allenare, attraverso gli strumenti cognitivi che abbiamo a disposizione, la capacità di trovare soluzioni in modo da poter attingere, al momento del bisogno, a questa competenza acquisita.

Quando questa attitudine riguarda i cavalli o gli animali, si definisce detour. Ve ne parlo in questo articolo perché per la prima volta, vedere un comportamento di detour  in un branco di cavalli, mi ha dato l’occasione di pensare in maniere approfondita a cosa significhi, in termini emotivi, perseguire un obiettivo aggirando i possibili ostacoli quando questo equivale a rimandare la gratificazione e allo stesso tempo, cosa significhi avere fiducia nell’abbandonare qualsiasi desiderio di controllo.  

Detour test

Per farvi capire esattamente di cosa si tratta devo fare una premessa: il detour è uno dei test cognitivi più noti nell’ambito dell’etologia cognitiva. Il dott Paolo Baragli, dell’Università di Pisa, è stato il primo a livello internazionale a eseguire tali test sui cavalli per capirne i processi cognitivi.

Questa ricerca ha avuto delle applicazioni sulla gestione dei cavalli: una volta compreso che ogni cavallo risolve le problematiche a modo proprio impiegando tempi diversi in base alle proprie inclinazioni caratteriali e al proprio adattamento alle situazioni; si è lavorato per riprodurre in domesticazione, quello che la natura offrirebbe loro, in termini di possibilità di allenamento alla risoluzione dei problemi.

Con lo svilupparsi di un sempre più crescente numero di centri a gestione naturale si sono andati creando degli spazi in cui sono stati  inseriti una complessità di stimoli e ostacoli da superare (zone con diversi terreni, percorsi a labirinto, piccoli corsi d’acqua…)

Proprio all’interno di uno di questi ambienti ho potuto osservare, in un video di Rachele Malavasi, che condivido qui sotto,  Quarz e Pina  quando, volevano raggiungere i compagni di branco, nel pascolo vicino, pur essendo separati da loro da una recinzione.

Il resto del branco era proprio li vicino a mangiare l’erba, a portata di occhi, ma per raggiungerli era necessario raggirare la recinzione; per farlo era necessario allontanarsi, voltargli le spalle e andare nel senso opposto. 

Sono rimasta davvero coinvolta nell’osservare  il carico emotivo di questa situazione perché  Quarz e Pina hanno dovuto allontanarsi da una cosa che ritenevano importante, per poterla raggiungere.

In quel momento ho condiviso con loro il peso della scelta, la responsabilità della riflessione, l’emotività manifesta di fronte al problema e ho sentito, come in una metafora, che quel disagio a volte può toccare anche noi.

Un cavallo in difficoltà: come raggiungere il gruppo?

Pina vorrebbe raggiungere il suo gruppo di amici equini oltre la recinzione, Deve fare un detour (allontanarsi dall'obiettivo per poterlo raggiungere), perchè deve camminare lungo un corridoio che l'allontanerà dai compagni per poi poterli raggiungere. E' con lei Rachele (Etologia Equina con Rachele Malavasi), che proverà a guidarla (senza longhina o cibo) nella direzione giusta.Riuscirà Pina a raggiungere il suo gruppo dall'altra parte della recinzione?#gestioneinbranco #ilbrancorestafuori #etologiaequina

Pubblicato da Oasi EquiLuna – Well-being per Cavalli e Persone su Martedì 28 aprile 2020

 

Le deviazioni forzate

Quando sul nostro cammino troviamo un ostacolo siamo costretti ad una deviazione forzata. Le deviazioni forzate,  implicano un pesante carico emotivo poiché, in questi casi, la sopravvivenza o la nostra riuscita, dipendono dalla capacità di adattare il comportamento in risposta ai cambiamenti del mondo. 

Gli studi sulla risoluzione dei problemi di detour nella navigazione per il raggiungimento degli obiettivi sono tantissimi e tutti davvero molto interessanti, riguardano sia diverse specie animali che l’uomo.

Una delle alterazioni più comuni e problematiche di un ambiente è la scoperta che il percorso attuale verso il raggiungimento di un obbiettivo (o futuro desiderato) è bloccato e deve essere trovato un nuovo percorso. “Tutti gli animali (mobili) devono essere in grado di regolare i loro movimenti per raggiungere ciò che desiderano, tanto più se questo è correlato al benessere e alla sopravvivenza. Gli animali con un sistema nervoso sofisticato, tra cui noi, hanno sviluppato la capacità di imparare una rappresentazione interna a lungo termine dell’ambiente. Tali rappresentazioni contengono la conoscenza delle possibili ricompense associate alle diverse scelte di percorso e si chiamano mappe mentali.” (Hugo J. Spiers, Sam J. Gilbert)

Mentre molti studi hanno esplorato come i sistemi neurali supportano la navigazione complessa o il processo decisionale, sorprendentemente poco si sa sulle regioni cerebrali che supportano la regolazione di un percorso quando è necessaria una deviazione forzata.

Le deviazioni sono complesse perché richiedono, di fatto, un nuovo apprendimento e il nostro sistema neurale, per efficienza di funzionamento, in genere agisce attraverso le abitudini, riciclando trucchi dal suo repertorio neurale invece che riprocessare la situazione ogni volta da capo. 

Abitualmente il nostro  cervello ragiona in modo lineare percorrendo i sentieri già esplorati e conosciuti ma cosa accade quando, sul nostro cammino si presenta un impedimento come: un ostacolo fisico, la quarantena, un problema economico, ecc…?

Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto

Fingiamo per un istante di essere noi Quarz o Pina: abbiamo ben chiaro l’obiettivo che vogliamo raggiungere e ci rendiamo conto che un ostacolo davanti a noi ci impedisce di raggiungerlo. Esattamente come hanno fatto loro ci fermiamo un istante a riflettere considerando le opzioni possibili e, se siamo allenati al problem solving o al pensiero laterale, cerchiamo elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dall’ordinario che ci aiutino a trovare soluzioni. Se poi siamo anche persone consapevoli facciamo appello alle nostre risorse interne elencando nella nostra mente cosa ci potrà essere più utile ad agire per attuare le soluzioni che abbiamo pensato.

Ma cosa accade se ci accorgiamo, che per raggiungere il nostro obbiettivo è necessario, non semplicemente superare un ostacolo, ma piuttosto,  allontanarci da esso, perderlo di vista; voltarci dall’altra parte, per un istante non guardarlo, dimenticarlo e procedere nella direzione opposta?

Non vi nascondo che fino ad oggi non ci avevo mai pensato in maniera così consapevole. Credo che avere uno sguardo sull’obiettivo ci dia una sensazione di avere le cose sotto controllo; così come fare delle azione che chiaramente ci portano verso l’obiettivo, in modo lineare, ci aiuta a consolidare la sensazione di essere nella direzione giusta. 

Però a volte l’unico modo di soddisfare i nostri desideri, raggiungere gli obbiettivi e i risultati è allontanarci apparentemente da essi, osando e vincendo sull’emotività  senza farci sopraffare dalle emozioni di paura, frustrazione, ansia, insicurezza, spaesamento, inquietudine e nervosismo che naturalmente potrebbero presentarsi in un simile contesto. A volte per ragiungere un obiettivo è necessario osare andare in un altra direzione.

“Per riuscire nel mondo, prendete bene in considerazione queste tre massime: vedere, è sapere; volere, è potere; osare, è avere.” Alfred De Musset

Per fare tutto questo è necessario avere un solido se interiore: avere autostima, rafforzare il proprio coraggio e il proprio spirito di iniziativa e osare piccoli passi fuori dalla propria zona di comfort spesso appoggiandoci all’esperienza e all’incoraggiamento di qualcuno che ha già percorso quei passi o fatto quell’esperienza prima di noi.

Ti senti Pina o ti senti Quarz?

Come finisce questa storia?

Quarz  è un cavallo equilibrato, competente che si trova in quello spazio da diversi anni e ha già fatto più volte l’esperienza di detour; ha imparato che, anche rimandando la gratificazione, si può ottenere soddisfazione del proprio desiderio. Invece Pina si è trovata per la prima volta in quella situazione, è meno consapevole e competente, non ha molta esperienza e non si sente ancora abbastanza sicura per osare, così è rimasta bloccata dalle sue preoccupazioni. 

Lasciandole il tempo di diventare più sicura in se stessa e verso il territorio sono certa che avrà l’occasione di mettersi alla prova, magari all’inizio seguendo un suo compagno di branco, appoggiando la propria incertezza alla sicurezza di qualcun altro.

“Noi sappiamo che l’apprendimento esperienziale consente al soggetto di affrontare situazioni di incertezza sviluppando comportamenti adattivi e migliorando, nel contempo, la capacità di gestire la propria emotività nei momenti di maggiore stress psicologico”(CIT).

Quando ti troverai davanti ad un detour potrai chiederti se in quel preciso momento o in quell’esperienza sei più simile a Pina o a Quarz e allora potrai decidere, con consapevolezza, quale strada percorrere e con quali tempi optando anche, se necessario, di appoggiarti a qualcuno che faccia la strada con te.

Questo è  il mio compito nelle sessioni di coaching esperienziale mediato dal cavallo, aiutarti a incontrare e conoscere, attraverso esperienze concrete, parti  di te che fino ad oggi non conoscevi o permetterti di superare piccole difficoltà che ti diano la sicurezza necessaria ad uscire dalla tua zona di confort, dominando le emozioni. Se quello che cerchi è un allenamento in questo senso contattami.